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Incandidabile il sindaco di Longi? Ricorso dello sconfitto
Lunedì 11 Settembre 2017 07:16

ninofabio-150x150Nino-MiceliAntonino Fabio, incoronato primo cittadino di Longi, nella tornata elettorale dell'11 giugno scorso, deve essere dichiarato decaduto dalla carica, per incompatibilità: il fratello è presidente della Banca che gestisce la tesoreria comunale. Lo sostiene il candidato sindaco sconfitto, Antonino Miceli, impiegato dell'Ente Parco dei Nebrodi che, assistito dall'avvocato Ciro Gallo, ha presentato ricorso al Tribunale di Patti.

La competizione elettorale era stata incerta fino allo spoglio delle ultime schede che sancirono la vittoria di Fabio con 572 voti mentre a Miceli furono assegnati 511 voti: una vittoria risicata per soli 61 voti di differenza. A poco più di due mesi dall'elezione, il ricorso presentato da Miceli che sostiene che il fratello, del sindaco, Luigi Fabio, risulta essere presidente del Consiglio di amministrazione della "Banca di Credito Cooperativo Valle del Fitalia" di Longi, istituto di credito che gestisce il servizio di tesoreria comunale.

Miceli evidenzia quanto riportato dall'Ordinamento degli Enti locali in Sicilia che dispone "l'impossibilità di candidarsi alla carica di sindaco per chiunque abbia ascendenti o discendenti, parenti ed affini sino al secondo grado che già ricoprano posti di segretario comunale, appaltatore di lavori o servizi, esattore, collettore o tesoriere dello stesso comune". E proprio quest'ultimo passaggio è quello che dovrà principalmente prendere in esame, a partire dal 16 ottobre prossimo quando è prevista la prima udienza, il tribunale pattese.

Al sindaco Fabio l'incompatibilità era stata già contestata, in occasione della sua prima elezione, nel 2002 ma il ricorso venne rigettato perchè "la causa di incompatibilità non poteva essere applicata ai soci della cooperativa o a parenti che non hanno potestà amministrativa o poteri di rappresentanza".
La novità, sostiene ora Miceli, è rappresentata dal fatto che "la nuova legislazione in materia bancaria ha equiparato le banche cooperative come istituti di credito caratterizzati dalla solo finalità di lucro". Nel ricorso si fa anche riferimento al "condizionamento della libertà dell'esercizio di voto dettata dal rapporto parentale" tra il sindaco eletto ed il presidente dell'istituto bancario, "in ragione del contesto sociale nel quale l'istituto di credito opera e dell'influenza che alcuni soggetti possono esercitare nello stesso territorio proprio in virtù del ruolo ricoperto.

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