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Crisi del Partito Democratico, l'analisi di Giuseppe Antoci
Venerdì 29 Giugno 2018 08:01

Foto Giuseppe AntociDopo la sconfitta del Pd alle ultime elezioni amministrative che hanno determinato la sconfitta in moltissime roccafoti rosse, il responsabile nazionale Legalità del partito ed ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci interviene con una lunga intervista all'Agenzia di Stampa Agi. "E' come se nel Pd ci fosse una malattia grave: la sordità. E' un partito in cui faccio fatica a riconoscermi, così come gli italiani che abbiamo fortemente deluso. In questo modo non possiamo più continuare, ho un sentimento di genuina invidia verso chi lotta davvero le mafie e, purtroppo, quelli non siamo noi".

 

E' duro, netto ed amareggiato il responsabile Legalità del Partito Democratico Giuseppe Antoci, già Presidente del Parco dei Nebrodi, scampato ad un attentato mafioso due anni fa.

"Dal referendum in poi il Paese ci ha fatto capire che non ci segue più, se noi non dimostriamo veramente che vogliamo cambiare questo Partito. Nel Pd una delle cose che ci hanno fatto pagare i militanti è certamente la mancanza d'impegno sul tema della lotta alla mafia, non affrontandolo neanche in campagna elettorale e questo, fino a prova contraria, dovrebbe essere, invece, il partito di Pio La Torre. Ma noi, appunto, non abbiamo sentito la necessità di parlarne e, addirittura, nel momento in cui il Presidente Conte, nel suo discorso al Senato, ha fatto un attacco durissimo alla mafia, parole che mi hanno inorgoglito da italiano e per la mia storia personale, non ci può essere chi si alza ad applaudire e chi sta seduto. Mi ha fatto rabbia vedere che in quel momento Renzi, da seduto e senza applaudire, stesse sorridendo".

"E' anche a causa di questi atteggiamenti spocchiosi - spiega Antoci -, che, senza cambiamento, siamo condannati ad essere perdenti. Abbiamo perso fette importanti di elettori, anche con le candidature: noi abbiamo fatto gli squadristi, abbiamo gestito le candidature 'pro domo capo' e c'è stato chi ha candidato (il M5s, n.d.r.) testimoni di Giustizia con una storia concreta come Piera Aiello. E' anche per questo che abbiamo perso e continuiamo a perdere in maniera ormai imbarazzante".

Antoci è duro anche sulla gestione di Martina che definisce "incolore".

"La gestione di Martina si è caratterizzata per l'andare avanti in maniera incolore. Vogliamo essere proattivi sul nostro storico profilo antimafia? Da quando si è insediato il Reggente non ho ancora fatto con lui, dopo mesi, un incontro sui temi della lotta alla mafia. E' così impegnato Martina – si chiede Antoci - per non fare incontri su questi temi? I tanti cittadini che incontro mi dicono: "è possibile che ne parli solo tu?". Io da solo non posso certamente spostare le montagne. In tutto ciò appare chiaro che il Paese ci chiede un cambio di rotta repentino, ma nessuno fa nulla per farci cambiare, Segretario Reggente compreso. La verità è che le persone non ci capiscono più".

Sulle Amministrative Antoci avverte che, anche per i militanti, l'utilizzo, nelle competizioni elettorali, del simbolo del Partito, venga vissuto come un "fastidio".

"In tante parti del Paese si evita di mettere il simbolo del partito per paura di averne un danno".

Ed alla domanda del giornalista "sente ancora il Pd come il suo partito? " Antoci getta ombre sul suo futuro.

"Sul tema della lotta alla mafia e su tanti altri temi, non lo sento più come il mio partito. E la cosa che mi fa più male è che sento scippati i nostri temi da chi li sta portando avanti realmente e con decisione, come il Movimento 5 Stelle. Questo mi comporta grande solitudine".

Ed infatti Antoci sperava nell'accordo con il M5S per il Governo.

"Io sono stato uno dei fautori della possibilità del governo con il M5S e penso si sia persa un'occasione. Renzi, - spiega - con le sue parole da Fazio, ha distrutto i passi avanti che erano stati fatti, consegnando di fatto il Paese al governo fra il M5S e la Lega. Ed oggi i cittadini non capiscono perché la Governance del Partito continui ad essere, di fatto, nelle mani di Renzi ed il segretario Martina, a sua volta, non capisce quanto grave sia questo stato delle cose".

Nonostante l'amarezza di queste ore Antoci, intervistato dall'AGI, non sembra aver perso del tutto le speranze, tanto che alla domanda del cronista: "intende dare seguito alle tante richieste che arrivano da più parti del Paese per una sua candidatura alle primarie, come novità assoluta nel PD?" non esita a rispondere:

"Giro molto il Paese sia per il mio ruolo di Responsabile Legalità del Pd, ma anche per il mio impegno antimafia che ha caratterizzato la mia storia e la mia vita e incontro tanti militanti e dirigenti che mi chiedono di candidarmi alle primarie per dare un segno tangibile di totale cambiamento del Partito. Ci penserò - chiarisce Antoci -, ma prima devo riflettere se la mia storia oggi può ancora conciliarsi con quella di un partito sempre più senz'anima. Ricordo a me stesso che accettai di assumere l'incarico di Responsabile Legalità del Pd, nonostante temessi che questa scelta avrebbe potuto inficiare la mia storia personale e tutto ciò che, per essa, mi era accaduto, ma ho pensato seriamente che potesse rappresentare un forte segnale di cambiamento sul tema dell'antimafia. I cambiamenti, però, si dimostrano con i fatti e non con le parole ed oggi ho la sensazione che il mio rischi di essere un sogno che, come un'onda, si infrange su uno scoglio quasi insuperabile..... La Sordità.... ".

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