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In libreria "Giorni migliori verranno per me e per la Patria"
Mercoledì 27 Febbraio 2019 15:40

IMG 4401È uscito recentemente presso l’editore Paolo Gaspari (Udine, novembre 2018, € 18) il libro di uno scrittore ignoto che è però noto pittore di Scuola Romana negli anni 30-50, mio padre. Nel volume figura un diario di guerra il cui manoscritto originario è stato dattiloscritto una prima volta nel 1965 e successivamente trasferito su computer e revisionato per una definitiva sistemazione.

di Elena Piazza
Un estratto del diario è apparso, per scelta di Luisa La Malfa, su “Annali della Fondazione Ugo La Malfa” (Vol. XVIII, 2003). Figurano inoltre alcune lettere dal fronte finora inedite, selezionate fra le circa 200 pervenute e commentate dalla sottoscritta, che è anche curatrice del libro. Inoltre la vita e la presenza culturale di Dino Piazza sono illustrate in un capitolo a cura di Francesca Romana Cavallo, già autrice di una tesi di laurea sulla di lui pittura.

Nel suo complesso il libro ricostruisce l’avventura di un giovane (David Italo Piazza, detto Dino) che a 18 anni si arruolò volontario nella grande guerra, avventura da lui descritta quotidianamente nelle lettere alla famiglia (padre, madre, fratelli) inviate dal fronte di Asiago e del Grappa e cinque anni dopo rielaborate nei suoi ricordi di guerra in forma di diario. Dino Piazza prese parte come soldato, inviato a sua domanda in prima linea ai combattimenti del 1917 sull’altipiano di Asiago nei mesi di novembre, dicembre ’17 e gennaio ’18, con il compito di osservatore e guardiafili addetto al ripristino delle linee telefoniche, posizionato in prossimità delle trincee. Frequentò quindi l’Accademia Militare Allievi Ufficiali a Torino e successivamente (luglio-novembre ’18) fu di nuovo sul fronte, in prima linea, come ufficiale di artiglieria alpina, prendendo parte a tutte le azioni della 4° Armata sul Grappa.

La scelta di Dino, abbandonare gli studi per il fronte, fu motivata dall’impulso patriottico di dare il suo contributo in un momento critico della guerra, che preludeva alla disfatta di Caporetto. Di questa scelta non ebbe mai a pentirsene nemmeno nei peggiori disagi e sofferenze. Nell’avventura bellica Dino mostrò una partecipazione totale a quella sua esperienza volendosi impadronire delle tecniche e delle strategie militari in tutti i loro elementi, riflettendo sulle ragioni della congiuntura storica, valutando i comportamenti di individui e gruppi ed infine facendosi conquistare dalla bellezza dei luoghi, così da fornire con la sua narrazione un panorama esaustivo ed avvincente del contesto in cui fu chiamato ad operare. Sempre disponibile ad affrontare in prima persona i problemi e i rischi che si presentavano nella zona di guerra, agendo “con prudenza mai con paura”. Traspare nel Diario la volontà di non subire l’angoscia della situazione, ma di volerla dominare con le armi della consapevolezza e dell’ironia, e con la positiva fiducia nel futuro che è propria dei giovani. La guerra fu forse per Dino l’esordio della maturità, preparandolo ad un futuro che non fu certo facile.

Dino Piazza, nato a Roma nel 1899 da famiglia benestante e di buona cultura, visse in uno dei periodi più drammatici della storia d’Italia. Figlio di padre israelita, subì fortemente il contraccolpo materiale e psicologico di dover passare da un mondo che onorava i valori liberali, umanitari e patriottici (quello della sua prima giovinezza) alle chiusure della dittatura, cui non volle mai aderire: il mondo di un nazionalismo gretto e retorico che giunse infine all’aberrazione del razzismo, onde Dino, ingegnere edile, dovette abbandonare la sua professione elettiva esercitata nel dopoguerra a Milano, per subentrare al padre, privato dei suoi diritti, nella conduzione di un’impresa familiare di rappresentanza commerciale in Roma, cosa possibile al figlio in quanto “di sangue misto”. Non è da escludere che Dino abbia cercato una compensazione nell’arte, dapprima la fotografia che praticò per circa dieci anni, poi la pittura che praticò per tutto il resto della sua vita, seguendo il consiglio e gli insegnamenti di un suo amico, il pittore e scultore Marino Mazzacurati, figura centrale della cosiddetta “Scuola Romana”. Ma Dino si staccò ben presto dalle varie scuole per trovare una sua autenticità espressiva –un eclettismo creativo pervaso di lirismo, di ironia e di autobiografismo – diventando un artista noto e stimato nella Roma che gravitata intorno a Via Margutta e Villa Strohl-Fern, luoghi privilegiati di artisti e intellettuali romani.

Poté assaporare per alcuni anni (pochi, morì infatti nel 1953 a soli 54 anni) il gusto della ricostruzione democratica nel secondo dopo guerra, partecipando alla riconquista della libertà nell’arte e nella cultura assieme agli artisti suoi amici, che trovarono nella sua casa-studio, adiacente a Villa Strohl-Fern, un luogo accogliente dove riunirsi e discutere dei loro progetti (una documentazione della figura artistica di Dino Piazza si può trovare nel sito a lui dedicato www.dinopiazza.com).

È merito dell’editore Paolo Gaspari aver voluto presentare un profilo a tutto tondo della figura di Dino Piazza, combattente e artista. Figurano nel libro alcuni dei quadri più belli e si dà esauriente informazione della sua attività pittorica. L’interesse del libro è infatti anche nell’aver legato due tratti importanti della sua personalità: l’attenzione e la cura nella descrizione lucida e distaccata di oggetti, persone, ambienti ed eventi anche tragici, elementi che si evincono dalla narrazione fatta nel diario e nel contempo la capacità che ebbe di esprimere con immagini fantasiose e liriche nella pittura il mondo delle sue esperienze ed emozioni, persone, cose ed ambienti della sua avventura umana, quasi due strumenti, la scrittura e l’immagine a loro volta legate dal filo dell’ironia e della curiosità intellettuale.

Il libro, uscito nel novembre del 2018 in occasione del centenario, costituisce una “piccola storia” che aiuta a riflettere sulla “grande storia”, per l’età dell’autore, testimone della classe del ’99, chiamata ad un impegno epico ed etico: la difesa del territorio nazionale dalla travolgente avanzata delle truppe austro-tedesche, per la peculiarità della sua narrazione oggettiva, realistica, antiretorica e tuttavia fortemente partecipata.

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