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Cultura – La trascendenza nel cinema: "Un giorno devi andare"
Attualità 2
Venerdì 25 Agosto 2017 12:37

Un giorno devi andareSuccede che "un giorno devi andare" e prima o poi capita a tutti. Non è un "devi" da intendere come dovere in senso stretto, ma più che altro un diritto, o forse più una chiamata, per incontrarsi con se stessi. Il regista, Giorgio Diritti con questo suo capolavoro ci racconta, appunto, un viaggio che noi chiamiamo vita.

di Mariarosaria Impellizzeri

La vita è un viaggio che prescinde dal luogo di partenza e di arrivo, ma per intraprenderlo bisogna avere il coraggio di mettere da parte le proprie certezze e fermarsi un attimo ad ascoltare i propri dubbi.
La vita è quel tipo di viaggio che non sai dove ti condurrà .
La protagonista, la giovane Augusta, interpretata amabilmente e impeccabilmente dall'attrice Jasmine Trinca è una donna che trasforma il suo dolore, aspetto ineludibile dell'esistenza umana, in forza per andare alla scoperta profonda della sua anima. Iniziano così due tipi di viaggio: uno concreto – in Amazzonia – e uno interiore, più complesso e di certo, non meno affascinante e suggestivo.
"Sono scappata dal dolore. Non sono qui per vincere la paura, ma per scoprire altri valori" – così si racconta la nostra Augusta. Qui è racchiuso, proprio in questa semplice frase, il senso della ricerca, rappresentato magistralmente attraverso l'intreccio tra vicende personali e potenza comunicativa dei paesaggi che non fungono semplicemente da cornice, ma sottolineano il dramma.
Intraprendiamo il nostro viaggio insieme alla protagonista: a farle compagnia nella prima tappa – i villaggi Indios – è Suor Franca, quasi ad evocare la presenza di quel divino che tutti gli umani cercano. Indugiare sull'inquadratura del libro "Attesa di Dio" di Simone Weil tenuto tra le mani ci immette tutti in cammino con Augusta. E riecheggiano lungo il viaggio parole come amore, interiorità e ricerca spirituale, nello scontro con la prepotenza della natura, non sempre benigna nei confronti dell'uomo che a sua volta deve lottare contro la superbia insita nel suo essere creatura umana. Ed anche nella seconda tappa – le favelas brasiliane – si dipinge un meraviglioso percorso: la vita, verso la via della contemplazione della bellezza, delle contraddizioni, dell'anima, della terra, alla ricerca del senso profondo dell'esistere. Perché un giorno "devi andare, devi essere, devi sperare!".
La pellicola, "Un giorno devi andare", è stata selezionata da Robert Redford per l'edizione 2013 del Sundance Film Festival. La maestria di Giorgio Diritti, non passa evidentemente inosservata agli occhi del parterre internazionale. Come non notare, in questo film in particolare, ma anche nel precedente "L'uomo che verrà", l'eleganza nella regia ed il perfetto equilibrio che il regista riesce a trasporre cinematograficamente tra terreno e trascendente mediante il contrappeso tra musiche e silenzi. Il suo merito più grande è racchiuso nella singolare capacità di toccare le anime dei protagonisti e di conseguenza quelle degli spettatori a cui permette di partecipare ad un'esperienza concreta e non ad una semplice visione. Questo è lo stato in cui ci si sente appena usciti dalle sale cinematografiche dopo aver beneficiato dell'opera "Un giorno devi andare". Questo è il compito dell'arte: elevare l'anima.

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