“Mio figlio morto per negligenza”, parla la madre di Giuseppe Tusa

MILAZZO – Giuseppe Tusa (in foto) è morto nella tragedia di Genova per negligenze. Questa la convinzione della madre del 30enne milazzese morto per il crollo della torre dei piloti al Molo Giano nel porto di Genova, confermata al pubblico ministero. Tutti sapevano che non era un luogo sicuro per lavorare e lei confida che si possano accertare le eventuali negligenze.

di Davide Monastra

A quasi 5 mesi dalla tragedia del Molo Giano che ha sconvolto il porto di Genova, parla Adele Chiello, madre di una delle vittime, il marinaio di Milazzo della Guardia Costiera, Giuseppe Tusa: “Non è possibile che il ‘datore di lavoro’ di mio figlio, cioè lo Stato, – racconta la donna – lo abbia obbligato a svolgere le sue mansioni in quel contesto così a rischio. Era chiaro a tutti che la Torre non era un luogo sicuro. Ho chiesto ai magistrati che non dimentichino questi aspetti”.

La sera del 7 maggio scorso, la torre piloti del porto di Genova, urtata dal mercantile Jolly nero di proprietà della flotta Messina, è crollata in mare, causando la morte di nove persone, sei militari e tre civili. Le indagini per accertare eventuale dolo prima processo sono condotte dal pubblico ministero Walter Cotugno che ha voluto ascoltare anche i parenti delle vittime.

Adele Chiello ha quindi avuto un colloquio privato di quaranta minuti, svoltosi ieri mattina, con il pubblico ministero e, come ha dichiarato in un’intervista esclusiva rilasciata al quotidiano La Repubblica, ha svelato molti retroscena su come si svolgevano i lavori al Molo Giano; particolari che era solito raccontare suo figlio: “Gli ho riferito quello che raccontava Giuseppe. E cioè che quando passavano le grandi navi vibrava tutto, oppure si fermava l’ascensore. E poi la zona di mare proprio sottostante non era per niente illuminata. Era un problema e lo avevano più volte segnalato ma senza mai avere risposte”. Quello che chiede la madre del sottocapo di seconda classe, Giuseppe Tusa, che aveva alle spalle un’esperienza di oltre 12 anni nella Marina Militare e morto a soli 30 anni, è di accertare la verità e di punire coloro che hanno commesso eventuali errori e/o negligenze, sperando che questa non rimanga l’ennesima tragedia italiana senza colpevoli.

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