Regione, Crocetta …già sul viale del tramonto?

di  Marina Romeo

E’ curioso come la letteratura abbia la capacità di leggere e anticipare la realtà. Nel suo capolavoro, Tomasi di Lampedusa descrisse un prototipo di potente, il Gattopardo, che ci ha dato gli strumenti per definire un tipo molto comune nella vita sociale della nostra amata Isola e nel resto del Belpaese….

E fatalmente le categorie del Gattopardo si adattano a tanti nostri uomini politici, non ultimo quel Rosario Crocetta che pure tante speranze aveva destato nell’animo torpido degli elettori siciliani.

Il Governatore, alla luce del primo anno di attività, sembra essersi calato nelle braghe patrizie dei trasformisti più che nei panni logori di Masaniello.

La sintesi volgare del pensiero del Gattopardo è quella arcinota contenuta nel motto “Cambiare tutto perché nulla cambi”. E stando almeno all’adesione della storia di Crocetta a quella del suo predecessore Raffaele Lombardo, il dettato del principe di Salina sembra essere stato rispettato in pieno. Persino nell’odierna crisi della Giunta col partito di riferimento, il Pd, copia esatta di quella che portò l’anno scorso alla fine del Lombardismo.

Crocetta appare in preda ad un cesarismo delirante. Nomine a raffica, alleanze politiche imbarazzanti, guarda caso spesso identiche a quelle di Lombardo, valanghe di promesse non mantenute e poi l’incomprensibile progetto, ormai abortito, di dar vita ad un soggetto politico – nel quale si erano arrampicati anche faccendieri impresentabili – del quale non si comprende né l’utilità né la collocazione e che ha sottratto al Governatore energie preziose.

Una serie di gaffe ha minato la credibilità  del governatore fin dalle prime settimane di potere e lo ha fatto sprofondare in un isolamento cosmico, simile a quello nel quale cadde il Gran Democristiano da Grammichele.  

Tra gli inciampi più clamorosi ricordiamo le nomine di Zichichi e di Battiato e la mancata promozione ad assessore alla Cultura di Antonio Presti, il quale fiutò, forse prima di tutti, le ambiguità del progetto Crocetta. La nomina della assistente Michela Stancheris al posto di Presti ha poi dato la misura esatta della scarsa capacità di ascolto dell'ex sindaco di Gela.

Del modello Sicilia, quello che vedeva una collaborazione fertile con i grillini e che era additato come possibile schema su scala nazionale,  non è rimasto nulla. L’azione di governo, che pure contiene atti illuminati, è impantanata nella guerra di trincea con i partiti.

Il Pd di Lupo ha preteso, appoggiato dalla Segreteria nazionale, le dimissioni dei suoi assessori. Come Lombardo, Crocetta deve tirare a campare cercando “mediazioni” con i deputati dell’Ars ormai formalmente ostili.

Quanto durerà? 

 

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