L’incendio alla raffineria di Milazzo, dati allarmanti

Secondo uno studio commissionato da 3 Comuni della Valle del Mela

Abbondante presenza di polveri sottili e metalli pesanti; molti di questi elementi sono classificati come cancerogeni certi dall’OMS. Non sono certo parole rassicuranti quelle del professore Annibale Biggeri, che ha presentato a Milazzo le conclusioni dello studio commissionato da tre Comuni della Valle del Mela – San Pier Niceto, Monforte San Giorgio e Santa Lucia del Mela – sulle conseguenze dell’incendio al serbatoio TK-514della raffineria di Milazzo, avvenuto il 27 settembre 2014. Biggeri è ordinario di statistica medica presso l’Università di Firenze. Lo studio si è avvalso dei prelievi eseguiti dai cittadini della zona, che hanno raccolto dai davanzali dei balconi campioni delle polveri sprigionate dall’incendio. I dati sono stati poi aggregati seguendo una suddivisione in quattro zone. I valori assoluti rinvenuti nelle aree aggregate presentano importanti criticità nelle aree di Archi e Giammoro, ma anche nelle dirette vicinanze a est e a ovest dell’evento, con delle caratterizzazioni dovute ai cambiamenti della direzione e intensità del vento nelle giornate in cui la virgin nafta ha continuato a bruciare.”Lo studio vuole affiancare il lavoro di Asp e Arpa, senza sostituirsi a loro né creare scontri istituzionali” ha detto il professor Biggeri, Ma nei fatti lo studio contraddice le conclusioni dell’Asp, che l’anno scorso non aveva rilevato particolari criticità dopo una diffusa analisi del territorio e dei prodotti agroalimentari. E proprio in questo senso è andato anche l’intervento del direttore sanitario dell’Asp, Domenico Sindoni: “Le istituzioni, in seguito all’incendio al serbatoio RAM, hanno immediatamente attivato un complesso monitoraggio dell’aria, del suolo e delle acque, utilizzando anche strumenti straordinari. Si è proceduto all’analisi di 60 campioni di prodotti agricoli, che risultano incontaminati. Infine si è fatto un censimento delle richieste di pronto soccorso medico successive all’incidente, e anche qui non sono state rilevate criticità. Questo non significa negare il problema ambientale della valle del Mela, ma semplicemente analizzarlo in dettaglio, evitando facili generalizzazioni”.
Marina Romeo

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