Città di Messina: no al Masterplan…anzi si!

Intervengono i parlamentari Enzo Garofalo e Gianpiero D’Alia

Sembra talvolta che la modernizzazione a Roma si limiti all’uso di termini in inglese per definire faccende stantie. Così per battezzare l’ennesimo piano più o meno efficace per il rilancio del Mezzogiorno, il Governo ha pensato di chiamarlo Masterplan. A dimostrare che le cose -lingua inglese a parte – non sono granché cambiate c’è il fatto che al solito la Città Metropolitana di Messina (con i suoi 108 comuni) sia stata in un primo momento esclusa. E non si capisce proprio con quale criterio, visto lo stato d’agonia dell’economia e visto che il piano rappresenta per Messina e provincia l’ultima opportunità per non diventare un deserto. “Il Masterplan- si legge nel testo del governo- non è un esercizio accademico ma un processo vivo di elaborazione condivisa con istituzioni, forze economiche e sociali, ricercatori, cittadini”.
Subito dopo la diffusione della notizia dell’esclusione di Messina dal Piano per il sud era partita una gara per attribuire ad altri la colpa. Quando, 48 ore dopo, il nome è apparso nell’elenco è scoppiata invece una gara per attribuirsi il merito. Finita la gara per attribuirsi colpe e meriti, i due parlamentari di Area Popolare Enzo Garofalo e Gianpiero D’Alia, hanno incalzato il governo affinché lo strumento individuato, appunto il Piano per il Sud, non lasci Messina alla stazione di partenza. “Il Governo- sottolineano D’Alia e Garofalo in una interpellanza- dovrà chiarire la ragione dell’inserimento tardivo di Messina e dovrà chiarire se alla base dell’iniziale esclusione vi siano motivazioni politiche, economiche o strategiche o se si sia trattato del risultato di una inerzia o mancata attivazione da parte dell’amministrazione del comune, “Il Masterplan- spiegano Garofalo e D’Alia- Consente ai territori di dire cosa vogliono essere, verso quale direzione si stanno muovendo. Consente di uscire da una visione e da un approccio individuale e microeconomico per approdare ad un approccio collettivo e macroeconomico. Di questo deve essere ben consapevole l’amministrazione comunale. I progetti che verranno messi sul piatto, di cui la città ad oggi non ha notizia,non potranno essere elaborati nel chiuso di una stanza ma, al contrario, condivisi e frutto di processi partecipati cui prendano parte le componenti vive della città”
Marina Romeo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *