Riconoscere benefici legge Bacchelli alla poetessa Maria Costa

La richiesta di Sergio Todesco. La donna vive a Messina con una misera pensione.

Nessuno in Sicilia, come Maria Costa, può attualmente vantare riconoscimenti unanimi del proprio valore artistico. Patrimonio vivente dell’umanità dell’Unesco e tesoro umano della Sicilia. Straordinaria poetessa dialettale e custode della lingua siciliana, scrittrice e autrice di numerosi studi filologici, Maria Costa, ora novantenne, vive con una misera pensione di poche centinaia di euro al mese nella sua storica dimora alle case basse di paradiso, dove tra l’alro mantiene un archivio che contiene ben 37.000 documenti di grande valore storico. Per questo il professore Sergio Todesco ha proposto di assegnare alla poetessa i benefici economici della legge Bacchelli. La procedura è semplice: la Regione dovrebbe votare una delibera all’Ars e avanzare al Ministero della cultura una richiesta. Una analoga iniziativa era stata portata avanti anni fa. Maria accoglie l’iniziativa con favore, ma con la consueta dignità. “Grazie a chi mi sostiene, comunque vada finire mi fanno sentire bene. Io tiro avanti , con poco, e quel poco mi basta”. I versi di Maria Costa sono raccolti in diversi volumi tra i quali Farfalle serali (1978), Mosaico (1980), ‘A prova ‘ill’ovu (1989) e Cavaddu ‘i coppi (1993). A lei hanno dedicato servizi e interviste numerosi media e reti televisive straniere (Francia e Russia), e tesi di laurea elaborate nelle università di Palermo, Messina, Udine, Catania e Siena.
La sua figura è celebrata nel cortometraggio “Come le onde” del giovane regista messinese Fabio Schifilliti. Nella sua poetica spiccano molte figure femminili «Si, ho cantato tante siciliane; Agatuzza Messia (bàlia del Pitrè), Rosa Balistreri, Dina e Clarenza, Santa Eustochia, Maria Messina, Peppa a Cannunera e Maruzza Schininà, quella che è sempre accanto a me. Tutte sono sedute nella tribuna d’onore della mia mente. Maruzza amava musica e lusso sfrenato, era figlia di un marchese e, quando il padre la portò a Parigi per comprare vestiti da capogiro, avvenne il finimondo a Messina. Così, in Maruzza ci fu una metamorfosi, buttò al vento tutto quello che aveva e si incamminò in soccorso alla misera gente, curando piaghe e febbre quaranta. Il padre la ripudiò ma Maruzza seppellì la vanità del mondo, ferma e decisa. Papa Woitila la beatificò, e ora la Beata riposa nella chiesa del Sacro Cuore di Ragusa”.
Marina Romeo

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