Raccolta olive, un’annata soddisfacente

C’è grande fermento in questi giorni nella zona dei Nebrodi, così come in tutta la Sicilia, per la raccolta delle olive. Tutte le famiglie proprietarie di uliveti, grandi o piccoli che siano, cominciano ad organizzarsi per la produzione del nostro “Oro verde”, l’olio extravergine d’oliva. Oltre ai produttori che commercializzano l’olio, gran parte delle famiglie raccolgono le olive per “farsi il proprio olio” nella consapevolezza di utilizzare un prodotto sano, naturale e senza alcuna manipolazione.

E’ una tradizione, anche se negli ultimi anni meno sentita, che si ripete ogni anno in autunno. I fine settimana, in particolare, chiunque possiede un piccolo appezzamento di terreno con piantati alberi di ulivo, si attrezza con cassette, reti “virganti”, o con i macchinari di ultima generazione (si fa meno fatica) per raccogliere le proprie olive. E’ uno spettacolo vedere che le nostre campagne, gran parte abbandonate per la grave crisi dell’agricoltura, si animano per alcune settimane. Intere famiglie: dagli operai ai professionisti, studenti, donne e bambini, si improvvisano raccoglitori di ulive. I pochi frantoi aperti perchè la produzione si prospetta più che buona nelle zone più vicine al mare, a differenza delle zone a maggiore altitudine, in cui appare più scarsa, lavorano a pieno regime.

Nessuno rinuncia alla possibilità di utilizzare, per il proprio fabbisogno familiare, il proprio olio prodotto dalle olive raccolte personalmente e portate per la molitura. In pochi rinunciano al piacere di vedere uscire dal frantoio il proprio olio, sentirne il profumo o assaporarne il gusto.

Così come riportano i più recenti studi scientifici, l’olio siciliano, e più in generale, quello del sud Italia, presenta caratteristiche organolettiche specifiche e nutrizionali superiori a quelle degli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Non mancano, pirtroppo nemmeno le lamentele di chi raccoglie produce o raccoglie olive per lavoro: “Nonostante il faticoso lavoro per ottenerlo – sottolineano i produttori nebroidei – con la raccolta e la spremitura, il nostro olio spesso viene sottopagato al piccolo produttore ed a malapena si riescono a coprire le spese”.

Giuseppe Mesi