“Avenida libertador”, documento sulla dittatura in Argentina, incontriamo l’autrice

di Salvo Antonio Maria Fazio

Più che un libro un vero documento sulla dittatura militare in Argentina alla fine degli anni settanta, un libro scritto con passione che va inteso come un prezioso documento. E noi di Nuovitalia siamo orgogliosi di aver realizzato questa intervista con la scrittrice catanese Cristina Amato.

Tempo e memoria sono spesso due cammini paralleli che difficilmente si incontrano. La scrittura serve proprio a questo, è l’incrocio tra l’attimo e la vita che scorre, è il viatico che li unisce nonostante tutto.
Ecco perché scrivo. (Cristina Amato)

Cristina Amato nasce a Catania il 21 Agosto del 1980.
Figlia di un funzionario dell’ambasciata italiana, dall’età di 4 anni è in viaggio con la famiglia soggiornando, anche diversi anni, nei luoghi dove il padre viene trasferito. Sarà così che Cristina vive l’intero arco della giovinezza toccando diverse culture, dall’Australia all’Argentina fino in Svizzera, sviluppando una personalità profonda ed eclettica che la porta ad appassionarsi in modo particolare alla lettura e alla scrittura.

Nel 1995 rientra in Sicilia dove frequenta Il liceo linguistico Sant’Orsola, dopo il diploma si traferisce in Svizzera dove frequenta l’università di Neuchâtel nella quale, nel 2006, consegue la laurea in Lettere e Scienze Umane con una tesi in lingua spagnola sullo scrittore Enrique Vila-Matas dal titolo «Patologías literarias en la biblioteca infinita de Enrique Vila-Matas».

Nel 2013, dopo essere rientrata a Catania, pubblica il suo primo romanzo «Ogni tanto mi tolgo gli occhiali» (Inkwell edizioni, 2013), romanzo molto fortunato che le permette di conquistare la vetta dei best-seller di Amazon per ben 26 ore. ( articolo di riferimento https://www.vaitaormina.com/ogni-tanto-mi-tolgo-gli-occhiali-il-romanzo-desordio-di-cristina-amato-in-vetta-su-amazon/).
Nel 2014 pubblica anche la raccolta «Fogli Sparsi» (Inkwell edizioni, 2014) dall’omonima pagina Facebook.

Nel 2016 la 13lab editore ripubblica nuovamente «Ogni tanto mi tolgo gli occhiali» presentato al Teatrino delle Beffe di Palermo a marzo dello stesso anno. Nel 2017 vola a Ginevra in occasione del Festival International d’Italie di Carouge. ( articolo di riferimento http://www.mercurival.com/mercuri/index.php/2-news/1029-l-italia-oltre-l-italia-a-carouge-il-primo-festival-international-d-italie).

E veniamo ai nostri giorni, la casa editrice Divergenze pubblica il suo nuovo romanzo “Avenida Libertador” romanzo a cui la scrittrice ha lavorato per diversi anni con costanza e passione e a cui è legata da un affetto particolare.

Cristina è appassionata di letteratura, di pois e di cinema. Affetta da patologie letterarie, sta ancora contando i propri sogni nel cassetto, ma ne ha già uno in giro per l’Italia. Abbiamo incontrato con piacere la scrittrice che ha uno spessore culturale non indifferente,ha avuto la fortuna di una vita intensissima nonostante la giovane età e ha maturato dall’altra parte del mondo diverse esperienze che l’hanno portata a scrivere i suoi libri in maniera eccellente. Abbiamo avuto il grande privilegio di incontrarla e con grande disponibilità ha risposto alle nostre domande.

Come giudichi in generale oggi la vasta offerta di libri acquistabili ovunque?

Credo che poter acquistare i libri “ovunque” non sia un male. La cultura deve essere accessibile a tutti. Un libro è un dono prezioso, un viatico verso un mondo sconosciuto, un’arma contro l’ignoranza. Quindi sì, sono d’accordo sul fatto che possa essere acquistato ovunque, offline e online. Oggi, con le nuove tecnologie, le distanze si sono accorciate, la comunicazione è diventata più snella e veloce, anche se questo non è sempre un bene. Lo stesso accade con i libri. In Italia, come ben saprai, ci sono molti più scrittori che lettori. E spesso mi chiedo: “Perché scrivere se non ami leggere”? Ecco su questo farei una riflessione a parte, ma te ne faccio cenno proprio per il tuo riferimento alla “vasta offerta di libri”.

All’epoca dei fatti che sono il periodo nel quale è ambientato il tuo libro, non eri nemmeno nata, hai dovuto studiare la storia recente oppure ti sei avvalsa di racconti di amici e familiari che hanno vissuto quel tragico periodo?

Ho vissuto a Buenos Aires qualche anno dopo la fine della dittatura.
A dodici anni, se si hai la fortuna di crescere in una famiglia come la mia, non sai proprio a quale immagine associare il male, al massimo puoi pensare al dolore che provi dal dentista o a quello che senti cadendo e sbucciandoti le ginocchia. Ma il significato del ‘male’ l’ho scoperto anni dopo quando mio padre mi regalò un libro pubblicato dalla Conadep «Nunca Más» con prefazione di Ernesto Sábato datato Buenos Aires, 1984. Avevo conosciuto Sábato solo in veste di scrittore e all’età di quindici anni avevo apprezzato il romanzo «El túnel» tra i più brillanti romanzi psicologici degli anni ’60. Quel regalo fu per me come una rivelazione, avevo sete di sapere, e speravo un giorno di poter scrivere un libro sui 30.000 desaprecidos. Mi sono quindi messa a studiare per anni il periodo dal ’76 al ’83 e ho approfondito l’argomento, ho letto tantissimi libri, parlato con alcuni amici che avevano vissuto proprio a Bs As all’epoca dei fatti, e ho utilizzato le varie tecnologie a disposizione per la ricostruzione di alcune scene.

Si dice che oggi i giovani snobbino un po’ la lettura, c’è in verità un po’ di ignoranza in giro, come scrittrice avresti qualche idea per invogliare i giovani alla lettura?

Questa è una domanda davvero difficile. Credo che bisognerebbe partire dalla scuola. La lettura deve davvero essere vista come un viaggio meraviglioso (come scriveva un famoso e fortunato autore) e se si capisse questo credo che ci sarebbero molti più lettori. Il problema è che, spesso, i ragazzi più giovani, neanche ci pensano che potrebbero amare la lettura, la associano alla scuola, alla noia. Inviterei più scrittori nelle classi, sì credo che questa sarebbe la mia timida proposta.

Tu provieni da una famiglia colta, quanto ha influito ciò sulla tua vocazione a scrivere?

Entrambi i miei genitori sono dei lettori appassionati. Mio padre apprezza molto i libri di diritto e quelli di storia, mia madre ama la narrativa e i libri di ricette. Ho sempre vissuto tra i libri, ne ho ricevuti tantissimi in dono da mio padre, ancor prima di saper leggere.

Noto con piacere che il tuo libro sta incontrando i favori e gli apprezzamenti di molti lettori di età diversa, pensi che possa esserci una fascia d’età più idonea a leggere la tua ultima fatica come scrittrice oppure ritieni che il libro possa essere adatto a chiunque?

Non credo sia adatto a chiunque. Ci vuole una certa maturità per metabolizzare tanto orrore.

Chiunque credo che riesca a cogliere la tua indole e la tua vocazione a scrivere, ha una qualche idea su quello che in futuro potrebbe essere il tuo nuovo libro?

Al nuovo libro sto già lavorando. Ma al momento non posso anticipare nulla o forse sì. Il tema non è molto distante da quello trattato in “Avenida Libertador”.

Tu vivi in una Regione bellissima ma sicuramente problematica, hai viaggiato tanto e vissuto altrove, se ti si mettesse nelle condizioni di scegliere dove vivere, c’è un Paese al mondo che vedi come il Paese ideale dove vivere e far crescere i tuoi figli?

Ho avuto la possibilità di scegliere e sono ritornata a casa. E di questa mia casa di pietra scura accetto pregi e difetti. Questa tua domanda mi ha fatto pensare a una scena a me molto cara del film “Nuovo Cinema Paradiso” il buon Alfredo cerca di convincere il sognatore Salvatore a lasciare quella che lui definisce “terra maligna”. Ma la terra, la fanno le persone, e se andiamo tutti via alla ricerca del Paese ideale, non ci sarà più nessuno che rimane con il proposito di cambiare le cose. Quindi per ritornare al fulcro della tua domanda ti dico che sceglierei nuovamente Catania. Poche ma significative domande alle quali una donna giovane,quella che mi permetto di “etichettare” come una scrittrice “Tosta” ha risposto senza esitazioni,aggiungiamo che il libro appena uscito per noi è da considerarsi un vero documento che dovrebbe essere letto con attenzione e custodito tra gli scaffali delle nostre librerie con cura.Nell’attesa non proprio paziente di leggere un nuovo libro di Cistina Amato.