La casetta magica con il potere curativo del ronzio delle Api!

Che c’è di più dolce del miele?
Un alimento che ha accompagnato l’uomo dalla preistoria fino ad oggi. Sappiamo che le api sono comparse tra i 50 e i 25 milioni di anni fa, ma le prime testimonianze dell’incontro tra uomo e ape
risalgono a circa 10 mila anni fa. I primi ad allevare le api sono stati gli Egizi, che praticavano l’arte
dell’apicoltura lungo il delta del Nilo. I Greci lo consideravano cibo degli dei, una sostanza “che cade dall’aria”. In India, oltre ad avere significati simbolici, il miele era considerato afrodisiaco, tanto da essere l’ingrediente principale di elisir e filtri d’amore. Per lungo tempo e in diverse popolazioni ed epoche, il miele veniva inoltre impiegato nei riti religiosi. Non è un caso, che nel Corano viene considerato il simbolo della guarigione sia spirituale sia mentale.
Miele, polline e pappa reale è il frutto di un enorme lavoro delle api che vivono in una società ben strutturata nel loro alveare. Una delle strutture più avanzate in natura è l’alveare dove ogni individuo ha il suo compito preciso. Scoprire e capire come funziona e come è fatto un alveare è un occasione non da poco per comprendere quanto la natura sia perfetta.
Le api infatti scelgono un luogo preciso per costruire l’alveare, ottimizzandolo e calcolando la situazione in cui si trova. Facciamo un esempio della perfezione di un alveare: i favi.
Si perché i favi di un alveare sono a forma di esagono, la figura – dopo il cerchio – che ha il rapporto tra perimetro e area più vantaggioso. Il favo è costruito con la cera prodotta dalle api e, visto in seguito l’utilizzo, è necessario costruire celle il più grande possibile ma allo stesso tempo che non rechino uno spreco di materiale per la costruzione. Per questo l’esagono è la forma che meglio si adatta allo scopo delle api. Le nostre carissime amiche producono cera, la ammorbidiscono con la bocca e con le zampe la assemblano in modo da ottenere un bel…Cilindro! Questa è la forma che permette anche alle nostre api di immagazzinare la maggior quantità di miele o polline.
L’ape simboleggia il rinnovo della vita, della natura, l’abbondanza, la ricchezza, intelligenza. A partire dai miti, passando per la letteratura e le leggende ed arrivando persino alle religioni, l’Ape assume polivalenti simbologie. La leggenda riferita a Pindaro e Platone (sulle cui labbra si sarebbero posate delle api mentre erano in culla) viene ripresa anche per Sant’Ambrogio di Milano; le api sfiorarono le sue labbra ed entrarono nella sua bocca.
Un aspetto molto curioso di questi particolari insetti è legato ai suoni che emettono. Si dice che le api regine emettano un vero è proprio canto. Il suono che emettono è un “SOL diesis” e sembra essere udibile chiaramente anche al di fuori dell’alveare che è un modificatore di energia transdimensionale.
Si dice che il suono ronzante dell’ape stimolasse il rilascio di super ormoni noti come “Elisir di Metamorfosi“. Questo suono risuona anche nelle camere ventricolari nel centro del cervello, che sono piene di liquido cerebrospinale. Il liquido cerebrospinale (CSF) è un fluido corporeo trasparente e incolore che si trova nel cervello e nella colonna vertebrale. Prodotto nei ventricoli del cervello, funge da cuscinetto per la corteccia cerebrale, fornendo una protezione meccanica e immunologica di base all’interno del cranio.
Il CSF circola anche sostanze nutritive e filtra le sostanze chimiche dal sangue, rimuove i prodotti di scarto dal cervello e trasporta gli ormoni in altre aree del cervello. Molte tradizioni spirituali diverse credono anche che questo fluido sia sacro ed è il condotto per l’energia vitale che viaggia su e giù per la spina dorsale e nel cervello. I suoni ronzanti dell’ape risuonano e stimolano varie strutture del cervello, tra cui la ghiandola pineale, la ghiandola pituitaria, l’ipotalamo e l’amigdala.
Rilassarsi dormendo circondati da api? Oggi si può, come esempio in Trentino, sull’Altopiano di Pinè ce
una casetta con letti in fieno e posta al centro di una serie di alveari dove è possibile rilassarsi con il ronzio delle api, come dicevamo prima questi insetti, infatti, generano una vibrazione di 432 Hz che sollecita vibrazioni interne, come avviene col mare o con le foglie d’inverno.
La musica delle api cambia sempre …non è uguale. Il ronzio notturno dopo una giornata di abbondante importazione è molto piacevole. Le api producono così una corrente d’aria che serve a mantenere pura e fresca l’aria all’interno del nido e ad eliminare l’eccesso di umidità contenuta dal miele fresco. Dall’intensità di tale ronzio s’indovina la forza dell’alveare e la bontà d’una giornata.
Un altro suono emesso da un alveare normale, che riposa tranquillo perché ha una regina feconda, sufficienza di scorte, uno stato di benessere. Se manca qualcuna di tali condizioni le api emettono ronzii differenti a seconda se trattasi di l’orfanità, diarrea, presenza di nemici (topi).
I suoni emessi dalla Regina – quasi tutti i apicoltori conoscono il canto della regina vergine che annunzia il secondo sciame, chiamato per questo “ sciame canoro”.
Fra tutti i ronzii il più gradito è indubbiamente quello d’uno sciame quale è festoso che si sente anche da lontano. E la festa della moltiplicazione della specie che perfino le piante festeggiano con i fiori profumati e smaglianti.
Una esperienza di essere rilassati dalle api si può fare non solo in Trentino,ma anche in Slovenia dove alveari sono una particolarità dell’apicoltura slovena e sono un’espressione di arte popolare. Se siete amanti del miele sicuramente “la scure vi cadrà sul miele”.
Questo proverbio sloveno che parla di una felicità, di un successo improvviso e inaspettato, senz’altro si dimostrerà vero quando vivrete l’avventura del miele su una terra verde.

Siate come piccole api spirituali, le quali non portano nel loro alveare altro che miele e cera. La vostra casa sia tutta piena di dolcezza, di pace, di concordia, di umiltà e di pietà per la vostra conversazione.
( Padre Pio )

Victoria Verdes